La recente sentenza della Corte di Cassazione scrive definitivamente la parola: ”fine” sulla vicenda legata all’utilizzo del nome: ”Salaparuta” nella richiesta di ottenimento del marchio DOC per i vini prodotti a Salaparuta.
Una disputa legale arrivata fino alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Con la sentenza-scrive nel comunicato Pietro Scalia, presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC di Salaparuta- si dà ragione al Consorzio di Tutela che ha sempre difeso, a ragione, la legittimità del nome poiché riferito a un’area geografica specifica (il comune di Salaparuta) e autorizzato dal Ministero ormai da vent’anni (2006).
La Corte di Cassazione-prosegue il presidente Scalia-ha respinto il ricorso, basandosi su una decisione della Corte di Giustizia Europea. Il principio chiave è che il **conflitto marchio e DOP** va risolto secondo la vecchia normativa europea (Reg. 1493/1999), applicabile al tempo della registrazione della DOC nazionale.
Tale regolamento - continua Scalia - faceva prevalere la denominazione di origine sul marchio anteriore, prevedendo un regime di coesistenza, senza lasciare spazio a un’autonoma valutazione di ingannevolezza basata sulla notorietà del marchio.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cantina storica. La DOP ‘Salaparuta’ è stata confermata come valida e legittima.
La sentenza-conclude il presidente Pietro Scalia- non cancella il marchio, ma stabilisce che i due segni devono coesistere secondo le regole specifiche previste dalla normativa. Proprio, quest’anno 2026, ricorre il ventennale dal riconoscimento della DOP Salaparuta da parte del Ministero e non si poteva festeggiare al meglio tale anniversario”. Allora, nel 2006, ad opporsi all’utilizzo del nome Salaparuta è stata l’azienda Vini Corvo Duca di Salaparuta.
Nella foto Pietro Scalia.